‘Ma cos’è arte? Son domande che si fanno solo i cretini.
Che vada a farsi friggere chi non sa cosa potrebbe essere arte, vuol dire che non ha la minima sensibilità. Per fortuna l’uomo medio ha la sensibilità di capire cosa è arte senza il bisogno di insegnarglielo.’
Date e luoghi che scolpiti nella pietra segnano per sempre, ricostruiscono un’epoca e sottolineano il momento. Una sintesi piena di rimandi e di storia contemporanea ancora completamente da svelare. Oscurata, chiusa dentro un cubo di marmo. Parole che danno input per approfondire e spunti per capire. Mantegazza prova a tirare una linea nera come il Petrolio, unita da punti rossi come il sangue. Parte da Bescapè dove muore in uno ‘strano’ incidente Enrico Mattei, per poi passare a Palermo con la scomparsa del giornalista Mauro de Mauro, ed al più noto Idroscalo di Ostia con l’assassino di Pier Paolo Pasolini. C’è un nesso, una trama che Mantegazza porta fino alla Basilicata. Sua terra natia, l’unica non citata ma velatamente tirata in ballo da una recente cronaca di sversamenti illeciti con ipotesi di disastro ambientale. Netto, deciso e con un taglio quasi giornalistico ‘Petrolio’ è stato presentato da Marcello Mantegazza in Studio d’Artista nella settimana dal 17 al 22 settembre al Macro Asilo, Roma.
Bullicame, l’acqua che bolle, un cratere naturale dove sgorga acqua sulfurea che arriva fino a circa 60 gradi di temperatura, siamo a pochi km dal centro della città di Viterbo, in piena zona termale. Quelle terme tanto amate dai romani e poi successivamente da grandi poeti artisti, scrittori e Papi. Poste proprio sulla via Francigena, quella strada ‘camminata’ da centinaia di anni da pellegrini…
Sulla
scenografia del caos e la ricerca della forma
Installazione - 2018
Algoritmo Festival, Caprarola ottobre 2018, a cura di Serena Achilli
Partendo da volumi che richiamano forme
geometriche semplici, moduli similari di marmo, l’opera si appropria dello
spazio, abitandolo, lo ricostruisce, in un’azione che è performativa prima
ancora che installativa. Il momento di costruzione dell’opera infatti si rifà a
quella dimensione ludica tipica dell’azione infantile, quando siamo ancora es, istinto, gioco, partecipazione,
attività, movimento. Tutto viene ricondotto all’azione di occupare uno spazio,
creare pieni e vuoti, utilizzando piccoli blocchi di marmo apparentemente
disposti a caso in una visione incongrua, scenografia del caos. Partendo da
condizioni basilari, parafrasando i sistemi evolutivi della biologia, si viene
a creare un insieme complesso di oggetti che accenna solo apparentemente alla
creazione di figure geometriche, forme, linee, tracce, circuiti, ma che
modifica lo spazio e lo rimodula.
How
The Unicorn Came To Life - (Come l’unicorno tornò in vita)
Installazione video - 2010 - 9’
Algoritmo Festival, Caprarola (VT) ottobre 2018, a cura di Serena Achilli
L’installazione
fa parte di un ciclo di studi sulle immagini pop, prese a prestito e
decontestualizzate dalla loro origine per diventare il veicolo di un modo
comunicativo nuovo. Il lavoro è stato l'inizio dell'indagine dell'artista sulla
figura dell'unicorno come simbolo contemporaneo, preso frequentemente a
prestito dalle culture giovanili per comunicare stati d'animo stereotipati e
omologati. Il video mostra un flusso di uomini e donne che camminano, con la
ripresa che evita il viso ma che si concentra solo sulla massa e sul movimento.
L'identità tradizionalmente riconosciuta nei tratti somatici del viso viene
così cancellata. Il senso di estraniamento viene amplificato dall'audio, un
comizio politico giapponese. La lingua diventa una nenia, la propaganda che
cancella il pensiero. La condivisione come identità che diventa anche un grande
fratello, quello di Orwell, riconoscimento nel gruppo, appiattimento ideologico
e massificante.
Simone Marini Nuove direzioni Installazione - 2018
Per Algoritmo Festiva - Caprarola 26-27-28 ottobre 2018 a cura di Serena Achilli
Con queste nuove opere Simone Marini non vuole fare un inno ai social, ma prendere coscienza del grande potere che esercita internet, nella società contemporanea. Conoscere e non sottovalutare il mezzo per poterlo eventualmente dominare o almeno, tenere sotto controllo. Vedi Facebook, che da “semplice” svago per ragazzi fino ai più anziani, è diventato il mezzo per veicolare informazioni da usare anche in campo elettorale.Cartelli stradali pensati come possibili nuove installazioni nelle strade delle città metropolitane. Targhe o insegne identiche a quelle comunali con sopra nomi come ‘Via Facebook, Piazza Twitter, Via You Tube ecc..’
‘Uno per tutti’ Installazione sonora, durata: 2’06’’, Teatro delle Scuderie di Palazzo Farnese per Algoritmo festival, Caprarola, 26, 27, 28 ottobre 2018 a cura di Serena Achilli
L’inno ufficiale dell’Unione europea è costituito da un brano del movimento finale della Nona sinfonia di Beethoven, chiamato anche Inno alla Gioia della durata di 1’03’’. Divido i 63 secondi dell’inno per 28 (i Paesi che formano l’Unione) e scompongo il brano in frammenti di poco più di 2 secondi l’uno. Un banale calcolo matematico diviene generatore di metafore, pretesto numerico che spezza il suono e smembra l’Inno attraverso 28 tracce audio con le rispettive 28 pause. I brandelli di note sfigurano la musica e l’Europa, vanificandone simbolicamente la continuità sonora che disorienta l’ascoltatore ormai privo di riferimenti logici e consequenziali. I 28 mini-inni sono la metafora di un’Europa parcellizzata che stenta a compattarsi e rifugge un contesto corale scivolando compulsivamente in una dimensione autoreferenziale ed egoistica.